Il Museo Archeologico di Ioannina occupa una superficie di 1200 mq ed è articolato in sette sale.
Venne costruito negli anni 1964-1966, nel cuore della città moderna, su progetto dell’architetto Aris Konstantinidis (1913-1993) e costituisce un esempio del movimento modernista greco.
Il primo allestimento, aperto al pubblico nel 1970, presentava testimonianze del territorio epirota dalle origini fino al XX secolo. Nel 1992 i reperti di età bizantina furono trasferiti nel nuovo Museo Bizantino, all’interno del complesso del Kastron, mentre nel 1999 le opere d’arte del XIX e XX secolo furono trasferite nella Pinacoteca Comunale.
Negli anni 2002-2008 il Museo è stato completamente riorganizzato con un nuovo allestimento che propone circa 3000 reperti archeologici relativi alla storia dell’Epiro nell’antichità, secondo un approccio che tiene conto dei più moderni criteri museologici, con soluzioni innovative che mirano ad un dialogo aperto con il pubblico.

Il nuovo allestimento è articolato in nove sale tematiche

  1. “L’ Epiro della preistoria”. Presenta rinvenimenti provenienti da grotte, abitati e tombe risalenti al periodo che va dal paleolitico all’età micenea che tracciano il quadro della società e della cultura della regione.
  2. “Organizzazione politica e amministrativa dell’Epiro”. In questa sezione le strutture istituzionali dell’antico Epiro sono illustrate attraverso iscrizioni e monete coniate in Epiro o che circolavano nei territori dei diversi gruppi etnici e delle città epirote.
  3. “Eacidi, i re dei Molossi”. Questa sala è dedicata alla dinastia degli Eacidi che cambiò più volte il destino degli Epiroti, con personaggi come Olimpiade, madre di Alessandro Magno, con Alessandro I il Molosso e in particolar modo con Pirro.
  4. “La vita quotidiana degli Epiroti”. Sono esposti rinvenimenti che riguardano le attività della regione (agricoltura e allevamento), le relazioni e gli scambi commerciali, ma anche le abitazioni e gli aspetti della vita delle città della zona costiera, dell’entoterra e dell’area montuosa interna.
  5. “L’ archeologia della morte”. In questa sala, dedicata all’archeologa Iulia Vokotopoulou, sono illustrati i diversi tipi di sepolture scoperte in Epiro ed i relativi corredi, nonché reperti dagli scavi dell’oracolo dei defunti, il Nekromanteion presso il fiume Acheronte.
  6. “L’ Epiro in età romana”. In questa sala è raccontata la storia dell’Epiro in età romana, la fase della conquista (167 a.C.), il periodo di Ottaviano Augusto e la fondazione di Nikopolis (29 a.C.) fino all’età paleocristiana (III sec. d.C.). Tra i monumenti esposti si segnala in particolare il sarcofago di Ladochori.
  7. “Miti antichi e nuovi culti”. Stele votive, monete e frammenti di statue illustrano al visitatore alcune pratiche cultuali per divinità venerate in Epiro, come Zeus, Artemide e Afrodite.
  8. “Donazioni delle collezioni Oikonomou e Melas”: vasi, statuette e gioielli antichi, provenienti da diverse località della regione.
  9. L’ultima sezione è forse quella più significativa perché è sul “Santuario di Dodona”. Oggetti votivi di vario genere (tripodi, lebeti, statuette in bronzo e in terracotta, armi) e laminette in piombo sulle quali sono le interrogazioni all’oracolo che mostrano il carattere panellenico del santuario di Zeus Naios e di Dione. Frammenti di statue in bronzo di cavalieri e opliti, basamenti in pietra iscritti e stele con decreti documentano il ruolo del santuario quale centro politico degli Epiroti, in particolare nell’età di Pirro e della Lega degli Epiroti. Questa sala è dedicata all’archeologo Sotiris Dakaris, pioniere della ricerca archeologica in Epiro nonché scavatore di Dodona.

Le laminette oracolari iscritte sono documenti unici al mondo che documentano le richieste dei fedeli all’oracolo di Zeus su diversi aspetti della vita religiosa e della vita quotidiana (la famiglia, il matrimonio, i figli, la salute, il lavoro, i furti, i viaggi, gli spostamenti per via mare, la ricerca di persone o di beni persi, la  liberazione degli schiavi). La Soprintendenza Archeologica di Ioannina, alla quale afferisce il Museo Archeologico, ha promosso la candidatura delle laminette oracolari di Dodona (circa 2500) all’iscrizione al Memory of the World Register (UNESCO).