La mostra DODONAIOS. L’Oracolo di Zeus e la Magna Grecia, organizzata in collaborazione con l’Università degli Studi di Salerno e il Museo di Ioannina (Epiro, Grecia) e aperta al pubblico dal giorno 8 marzo al 9 giugno 2019, nasce dall’idea di riflettere nuovamente sul rapporto tra le colonie della Magna Grecia e uno dei più importanti santuari oracolari della Grecia antica. Per la prima volta sono esposti insieme le laminette del santuario e oggetti che rinviano alle città della Magna Grecia da cui, come documentano le iscrizioni, provenivano alcuni dei fedeli.

Protagonisti sono proprio le laminette in piombo (poche in bronzo) lasciate dai fedeli che frequentarono il santuario per ottenere responsi su questioni legate alla vita privata, alle attività commerciali, alle contese ecc.

L’esposizione si articola intorno a due grandi sezioni: la prima relativa al santuario e alla sua storia, allestita intorno ai simboli dell’attività oracolare, quali il tempio, le foglie di quercia e la pratica scrittoria; la seconda dedicata alla presentazione delle città magno-greche menzionate nelle laminette iscritte, come Taranto, Eraclea, Metaponto, Sibari, Thurii, Hipponion e Reggio. Il percorso espositivo si conclude con il riferimento ai condottieri epiroti Alessandro il Molosso (343-332 a.C.) e Pirro (297-272 a.C.), quando il santuario si trasformò, divenendo anche un importante e potente centro politico.

Il Laboratorio SIGOT (Sistemi informativi Geografici per l’Organizzazione del Territorio) e il Laboratorio di archeologia ‘Mario Napoli’ entrambi afferenti al Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale dell’Università di Salerno, in occasione della Mostra, hanno realizzato una mappa con aree sensibili, consultabile on-line (oracledodona.it), che consente sia di visualizzare le città della Magna Grecia da cui provenivano i fedeli, sia di ottenere informazioni sulle città e sulle laminette rinvenute a Dodona.

Il progetto qui presentato costituisce una prima sperimentazione che, in futuro, sarà implementata e arricchita con documentazione proveniente da tutto il Mediterraneo e sarà fruibile anche in lingua inglese e neogreca.