Il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, dall’inaugurazione della sua nuova veste nel 2016, sta puntando a un’offerta espositiva sempre più dinamica, volta a coinvolgere il pubblico su temi di grande suggestione. In tre anni oltre 15 mostre sono state proposte ai visitatori, tutte elaborate dal personale del Museo sotto il coordinamento del direttore Carmelo Malacrino. Dai profumi al cibo, dalle monete alla casa greca, passando dai calchi moderni e dalle attività che si svolgono all’interno del laboratorio di restauro, migliaia di reperti, solitamente conservati nei depositi e restaurati per le occasioni, hanno ulteriormente arricchito l’articolato allestimento permanente, che con 200 vetrine presenta la storia dell’intera Calabria, dalla comparsa dell’uomo fino all’età romana. Tante storie, illuminate dal fascino di una miriade di oggetti antichi, circondano i Bronzi di Riace e i Bronzi di Porticello, veri e propri capolavori del Museo reggino.

Questo programma accoglie oggi la mostra Dodonaios. L’oracolo di Zeus e la Magna Grecia, organizzata in collaborazione con l’Università degli Studi di Salerno e il Museo di Ioannina, in Epiro (Grecia). L’esposizione, offerta ai visitatori dal 8 marzo al 9 giugno 2019 (come per le altre mostre senza alcun sovrapprezzo sul biglietto d’ingresso), nasce dall’idea di ricreare l’antico legame tra le colonie della Magna Grecia e uno dei più importanti santuari oracolari della Grecia antica, attraverso l’esposizione di una selezione di reperti che illustri la storia del sito e i suoi contatti con le poleis dell’Italia meridionale. Protagoniste sono le iscrizioni su laminette in bronzo lasciate proprio dagli abitanti di quelle città, che frequentarono il santuario per ottenere responsi su questioni legate alla vita privata, alle attività commerciali o alle contese.

L’esposizione si articola intorno a due grandi sezioni: la prima relativa al santuario e alla sua storia, allestita intorno ai simboli dell’attività oracolare, quali il tempio, le foglie di quercia e la pratica scrittoria; la seconda dedicata alla presentazione delle città magno-greche menzionate nelle laminette iscritte, come Taranto, Eraclea, Metaponto, Sibari, Thurii, Hipponion e Reggio. Il percorso espositivo si conclude con il riferimento ai condottieri epiroti Alessandro il Molosso (343-332 a.C.) e Pirro (297-272 a.C.), quando il santuario si trasformò, divenendo anche un importante e potente centro politico.

La mostra su Dodona affianca per qualche settimana l’esposizione Il cibo degli dei. Rituali e offerte nei santuari della Calabria greca, curata dal direttore Malacrino e dall’archeologa Daniela Costanzo per concludere il ciclo di allestimenti tematici proposti dal museo reggino per celebrare il 2018 quale Anno del cibo italiano. Di prossima inaugurazione sarà la grande mostra Paolo Orsi. Alle origini dell’archeologia fra Calabria e Sicilia, organizzata in collaborazione con il Museo “Paolo Orsi” di Siracusa e che resterà aperta al pubblico anche nei mesi estivi.